lunedì 10 dicembre 2012

Cinema Magazine

Moonrise kingdom

GRADIMENTO ***--
CAST **1/2--
REGIA ***--
SCENEGGIATURA ***--
FOTOGRAFIA ****-

TRAMA
Estate 1965.
In un'isola sperduta degli Stati Uniti un ragazzo e una ragazza di 12 anni decidono di scappare insieme, mantenendo una promessa d'amore fatta l'estate prima.
Allarmati dalla loro sparizione, il gruppo scout del ragazzo, la famiglia della ragazza e lo sceriffo dell'isola si lanceranno alla ricerca dei due giovani amanti provocando un turbinio di eventi che porterà ad un epilogo tutt'altro che scontato.

RECENSIONE PERSONALE
Moonrise kingdom si presenta come un'opera semplice nella tecnica ma assolutamente bizzarra nello svolgimento della trama.
Il film ha come ambientazione una piccola isola immaginaria del Nord America che ogni hanno è teatro dell'addestramento di giovani scout detti Khaki che si dilettano nell'arte della sopravvivenza.
Tra loro troviamo il giovane Sam, un ragazzo orfano che ha un modo tutto suo di vedere le cose, venendo per questo emarginato dal resto della truppa.
Dall'altra parte dell'isola abita una piccola famigliola di cui fa parte Suzy, una giovane ragazzina solitaria e stravagante, grande lettrice che guarda il mondo esterno attraverso gli occhi di un binocolo.
I due giovani si incontrano e fin da subito trovano l'uno nell'altra l'unica persona con cui si sentono in sintonia, l'unico essere umano affine, insomma la prova per i due ragazzini che non sono soli nell'universo.
La solitudine che li spinge l'uno verso l'altra è causata sia dall'egoismo dei genitori di Suzy, due avvocati ormai lontani l'una dall'altra che non notano come le loro divergenze li abbiamo allontanati dalle loro responsabilità nei confronti dei figli, sia dall'emarginazione nei confronti di Sam da parte del gruppo scout e da parte della famiglia affidataria.
Ciò che si evince dal film è una critica esplicita al mondo degli adulti, così presi dal loro egoismo e dalla loro infelicità da non rendersi conto che i ragazzi devono essere ascoltati e non solo allevati e nutriti come fossero vegetali inanimati.
Altra critica presente nell'opera è quella nei confronti dello Stato e dei servizi sociali, i quali trattano i bambini come pratiche da archiviare in fretta per risparmiare tempo e denaro.
Infine il tema eterno dell'amore, qui visto dalla parte di due ragazzini che provano un affetto così ingenuo e spontaneo da sembrare molto più vero dell'amore maturo ed esperto tra un uomo e una donna, certe volte così complicato da perdere quell'innocenza che lo rende quella forza in grado di modificare ciò con cui viene a contatto.
Un plauso va fatto al regia, senza pretese e mai invadente, così come deve essere per il racconto di una storia d'amore fra due ragazzini, ma soprattutto una menzione speciale va alla fotografia, a mio parere il vero fiore all'occhiello del film: paesaggi interessanti esaltati da colori così vivi ed sgargianti da lasciarti un senso di sana allegria.
Insomma un film di tutto rispetto, un inno alla semplicità dell'amore.

2 commenti:

Babol ha detto...

Un altro piccolo capolavoro di Anderson, col suo stile assolutamente unico!

Blog interessante, complimenti per l'header!

Enrico Baroni ha detto...

già...oserei dire favoleggiante